March 13, 2026

European Journal of Haematology: i dati raccolti nella pratica clinica confermano il ruolo di Pepaxti nella sequenza terapeutica del mieloma multiplo

Oncopeptides annuncia la pubblicazione di un nuovo studio condotto in condizioni reali sulla rivista scientifica peer-reviewed *European Journal of Haematology*. Lo studio, condotto presso l’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, in Italia, conferma l’efficacia e la sicurezza di Pepaxti (melflufen) in associazione con desametasone. I pazienti sottoposti a trattamenti intensivi, compresi quelli refrattari alle nuove immunoterapie, hanno tratto beneficio dalla forte efficacia di Pepaxti: il tasso di risposta complessivo (ORR) è stato del 41% con una sopravvivenza mediana libera da progressione (mPFS) di 9,0 mesi.

L’analisi retrospettiva ha valutato 17 pazienti con mieloma multiplo recidivante/refrattario (RRMM) trattati in un contesto reale al di fuori degli studi clinici. Nonostante una popolazione altamente refrattaria—dove l’88% era refrattario di tripla classe e il 41% era refrattario al penta-farmaco—Pepaxti ha dimostrato un tasso di risposta complessivo (ORR) clinicamente significativo del 41%.

Punti salienti dello studio:

  1. Forte efficacia in contesti di linea avanzata: l’ORR era del 41%, con una sopravvivenza mediana senza progressione (mPFS) di 9,0 mesi nei pazienti che hanno risposto.
  2. Accesso preservato alle terapie future: In particolare, il 100% dei pazienti che hanno ricevuto nuove immunoterapie successive (come CAR-T o anticorpi bispecifici) dopo Pepaxti ha ottenuto una risposta parziale o migliore, con la maggioranza che ha raggiunto una risposta parziale molto buona (VGPR) o superiore.
  3. Sicurezza gestibile nelle popolazioni fragili: Il profilo di sicurezza era coerente con quello degli studi clinici precedenti, nonostante una parte elevata (41%) della coorte avesse >75 anni e molti presentassero una funzione renale ridotta.
  4. Posizionamento strategico: I dati suggeriscono che Pepaxti funge da efficace “ponte di interruzione” o terapia a intervalli, mantenendo il controllo della malattia senza compromettere il successo dei successivi trattamenti di reindirizzamento delle cellule T.

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